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mercoledì 19 settembre 2012

PROCESSO DE ANGELIS: PER CAPIRE COME LA CRIMINALITA' HA MESSO LE MANI SUL TERRITORIO.






SI riparte da un pentito di camorra, Michele Frongillo. Lunedì mattina torna in aula il super procedimento a carico di
Gennaro De Angelis, meglio conosciuto come don Gennaro.
Quasi settantenne, malato e per
questo in cura anche in Francia,
per quasi 25 anni ha vissuto a
Formia e da lì, da un piccolo
appartamento di via Unità d’Ita -
lia, ha guidato un impero
del valore di 80 milioni di
euro e un piccolo esercito
di uomini che lavorava
per lui. A febbraio 2009
don Gennaro è stato arrestato proprio a Formia e
adesso è in corso il processo che svela quanto
era pressante e precisa la
forza intimidatrice dei
«deangelisiani» che riciclavano i soldi dei casalesi in traffico di macchine
dalla Germania, società
cartiere, mobilifici, negozi di abbigliamento e
opifici alimentari di formaggi e salumi. Non ha
mai sparato a nessuno
Gennaro De Angelis anche se la questura di Latina lo ha segnalato più
volte per reati finanziari
(truffe, assegni a vuoto
bancarotta) e per associazione mafiosa (nel maggio del 1996). Chi è davvero questo oscuro signore che girava per
Formia in jeans e utilitaria rigorosamente Fiat,
ma poteva permettersi di
regalare a Francesco
Schiavone-San dokan
una Jaguar appena consegnata dall’autosalone? Il suo
difensore, l’avvocato Arturo
Buongiovanni, sta dando battaglia in aula da mesi perché - dice
- «non ci sono prove del fatto che
è un capo della camorra, a parte
quello che dicono i pentiti non ci
sono altri riscontri». Però i pentiti dicono cose precise e spesso
concordanti. Luigi Diana, esponente di primo piano dei casalesi, in cui ha militato fino al 1997,
nei verbali assunti dalla Dda
quando è divenuto collaboratore
di giustizia dice:« ... De Angelis
Gennaro, che io conosco personalmente, a livello di camorra è
proprio uno grosso, qualcosa di
più di un capo zona dei casalesi... lui è dentro ogni affare illecito che si svolge nella zona di
Cassino, Formia e in generale
nel frusinate... fa estorsioni, droga e truffe ad alto livello». Secondo quello che dice Luigi Diana «fu De Angelis Gennaro a
favorire la latitanza di Moccia
Enzo che si nascose a Formia...
e da quel momento i Moccia
misero solide basi nel basso Lazio... fu il De Angelis Gennaro
di persona che accompagnò Antonio Bardellino ad Ottaviano a
mettere il tritolo T4, quello che
si usa nelle cave, sotto il castello
di Cutolo Raffaele». Per dire il
livello. E per ricordare gli impavidi anni 80. Quando Antonio
Bardellino muore, però, Gennaro De Angelis si ricicla come il
denaro che mette nel mercato
delle auto e passa con i vincitori,
con Francesco Schiavone. Da
quel momento farà molti favori
al clan. Tipo: fornisce tritolo per
gli attentati, informazioni utili
per l’omicidio di Piccolo, appoggi per entrare nei lavori di
costruzione della terza corsia
dell’A1. «Gennaro De Angelis
partecipò alla realizzazione della terza corsia della Roma-Napoli - dice Diana alla Dda di
Napoli - nel senso che riuscì a far
infiltrare nei lavori Pasquale Zagaria, sia personalmente o a
mezzo di prestanomi». Quando
terminano i lavori dell’autostra -
da c’è una torta più grande da
spartire, la costruzione della linea ferroviaria dell’alta velocità,
che corre parallela alla A1; nel
1988 i casalesi già sanno che ci
sarà da «lavorare» nei cantieri e
avviano le riunioni. E anche in
questo caso l’apporto di De Angelis è più che utile: «...l’incon -
tro avuto a casa di Michele Zagaria con De Angelis era appunto finalizzato a discutere della
ripartizione dei lavori della Tav.
In particolare Bidognetti Domenico, Zagaria Michele e Schiavone Walter chiesero al De Angelis di fornire loro il nominativo di un’impresa edile operante
nella zona di Frosinone che doveva essere inserita in un Consorzio più ampio che gestiva i
lavori della tav, nell’ambito del
quale vi erano tutte società riconducibili al clan dei casalesi...». Tutto questo avveniva
mentre don Gennaro era «solo»
il titolare di un piccolo mobilificio al centro di Formia, esattamente il luogo strategico da dove poteva offrire i suoi servigi
senza avere troppi problemi.
DA LATINA OGGI DEL 18.9.12
COME E’ NATA L’INCHIESTA.
IL processo De Angelis viene da lontano,
da un’inchiesta avviata nel 2007 e conclusasi il 26 gennaio del 2009 con le
ordinanze di custodia cautelare firmate
dal gip di Roma, Demma, a carico di De
Angelis, e con lui, indagati per reati che
vanno dall’appropriazione indebita alla
truffa in danno di privati, falso, riciclaggio con vincolo associativo, altre 21 persone. Tra le posizioni più delicate quella
di Antonio Di Gabriele, nato a Crispano
ma residente a Gaeta, uno degli uomini
di fiducia del capo. Secondo il capo di
imputazione Gennaro De Angelis e gli
altri (coinvolti a vario titolo) avevano
costituito «un’associazione di tipo mafioso collegata, confederata e alleata al
sodalizio camorrista denominato ‘clan
dei casalesi’, finalizzata alla commissione
di una serie indeterminata di delitti ....
con la forza di intimidazione e assoggettamento che promanava sia dalla
persona del capo dell’organizzazio -
ne De Angelis Gennaro, legato al
sodalizio camorrista dei casalesi, sia
da quello dei suoi uomini di fiducia,
Saidi Aladino, Tozzi Pellegrino,
Morra Massimo, Morra Carmine,
tutti collegati alla famiglia Schiavone
di Casal di Principe e alla famiglia
Belforte di Marcianise». Ma per capire qual era il ruolo specifico e il
prestigio di De Angelis di cui si parla
negli atti del processo presentati dalla pubblica accusa, retta dal procuratore Giseppe De Falco, è utile scorrere il ritratto che ne fa il gip:
«...dirimeva i conflitti interni all’as -
sociazione, teneva i contatti con l’or -
ganizzazione camorrista di appartenenza, organizzava il traffico e l’impor -
tazione di vetture dai Paesi dell’area Ue
in frode all’Iva, dirigeva le attività intimidatorie, fraudolente ed estorsive in
danno di concorrenti, remunerava o faceva remunerare i pubblici ufficiali che,
di volta in volta, agevolavano il sodalizio
o i suoi appartenenti.... in questo modo
giustificava le sue frequentissime presenze in Germania e Belgio dove veniva
organizzata parte dell’attività delittuosa...» tramite la «De Angelis Gennaro
Automobil Import/Export» e la «De Angelis Gennaro impresa individuale». Le
due società usate per far arrivare le
macchine in Italia frodando l’Iva e quindi immettendole sul mercato con la complicità di concessionarie di amici o direttamente controllate a prezzi ultra comp e t i t iv i .

COME AGIVANO.
L’impianto accusatorio del processo a De Angelis fonda su dichiarazioni di collaboratori di
giustizia e sui riscontri fatti negli
atti relativi alle società cartiere e
alle truffe con l’importazione di
automobili. Però c’è dell’altro nei
verbali dei pentiti. Ci sono gli anni
80 e 90 a Formia, le speculazioni
edilizie, le estorsioni, i soldi contanti che giravano come fossero
birilli e quella «certa idea di mondo» che pian piano è entrata a far
parte anche del tessuto economico e imprenditoriale della zona.
Illuminante anche in questo senso
ciò che dice sempre Augusto La
Torre sentito dalla Dda di Napoli:
«I creditori del De Angelis non
osavano andare da lui per chiedere i dovuti pagamenti. Diciamo
che si trattava di estorsioni camuffate da truffe. In ogni caso con
questi sistemi si è creato una forte
posizione economica... riceveva
uno stipendio cospicuo dal clan
dei casalesi (ricordo che dopo la
morte di Bardellino prendeva uno
stipendio pari al mio e cioè 5
milioni di lire al mese) allorquando noi facevamo delle estorsioni
nelle sue zone gli facevamo sempre un regalo.... De Angelis ci
segnalava spesso anche le ditte a
cui fare le estorsioni mentre se lui
riusciva a chiudere qualche
estorsione teneva tutto per lui...
una volta un imprenditore di
Formia stava realizzando degli
a   p   p a   r   t   a   m   e n   t   i
n e l l a   z o n a
de ll ’ospedale di
Formia... mandai
dei miei ragazzi
a fermare il cantiere... alcuni
giorni dopo venne da me un mio affiliato, Pagliuca Donato, e mi disse che si era
rivolto a lui tale S. persona di
Formia che faceva l’allenatore di
pallone... anche alla Mondragonese calcio. Questo S. non ricordo
a quale titolo era collegato alla
costruzione di questi appartamenti e aveva chiesto a Pagliuca se noi
mondragonesi potevamo chiudere un occhio su questa situazione
visto che il costruttore aveva già
fatto un regalo a Gennaro De Angelis... io
m a n d a i   a
chiamare De
Angelis e gli
chiesi del regalo e lui mi
c o   n f   e r   m ò
che lo aveva
e   f f e   t   t   i v amente ricevuto ... io per
mantenere i
buoni rapporti non gli
chiesi nessuna percentuale». A De Angelis sono stati
sequestrati due immobili per uso
abitazione a Formia e un conto
corrente in una banca della stessa
città, tutto parte del patrimonio da
80 milioni cui sono stati apposti i
sigilli il 15 marzo del 2011.
CHI E’ DE ANGELIS.

IL ritratto di De Angelis fornito
dai pentiti è inquietante non
solo e non tanto per la forza
intimidatrice e la sua affiliazione ma per i dettagli forniti anche durante il dibattimento del
processo Spartacus per esempio da Augusto La Torre, ex
capo dell’organizzazione camorristica autonoma, slegata
dai casalesi anche se i contatti
tra i due sodalizi erano inevitabili. Nella sua qualità di teste
dell’accusa al processo, Augusto La Torre nell’udienza del 3
marzo 2003 dice: «... nella zona
di Formia, oltre a Guido Coppola, il clan dei casalesi poteva
utilizzare Gennaro De Angelis
e Armando Puoti. Si trattava di
gente che in passato aveva appoggiato Bardellino.... Gennaro De Angelis è una persona di
Casal di Principe che si è trasferito da molti anni nella zona tra
Formia e Gaeta, è uno che vendeva i mobili... ed era uno nostro... era prima molto amico di
Antonio Bardellino, dopo si è
avvicinato ai vari personaggi
tra cui De Falco, Sandokan,
Bidognetti e compagnia bella,
stava in zona e poteva succedere che se noi facevamo
un’estorsione a qualcuno si rivolgeva a lui e lui lo mandava
da noi e noi gli facevamo un
regalo, però automaticamente
loro prendevano anche uno stipendio... ci incontravamo sempre al suo mobilificio... lui mi
parlava sempre di ‘Sandokan’,
tanto è vero che mi disse che
quando ‘Sa nd ok an ’ stava in
carcere in Francia lui gli mandò
un Jaguarino molto bello, glielo mandò perché ‘Sandokan’ lo
doveva regalare a un avvocato e
poi lui stesso mi disse ‘Non me
lo hanno nemmeno pagato’».
D e   A n g e l i s
nella zona del
sud pontino era
«ascoltato» e interpellato per
tutto. Dice La
Torre: «... mi occupai negli anni
90 di convincere
il proprietario
della spiaggia di
fronte alla casa
d i   M a n d a r a
(Giuseppe, imprenditore ritenuto vicino ai La
Torre ndc) a
Gaeta a cedergli
il terreno; per raggiungere lo
scopo mi rivolsi a De Angelis
Gennaro e a Puoti Armando
affiliati ai casalesi e ‘competen -
ti’ di zona affinché lo avvicinassero e lo costringessero a
cedergli il terreno...»

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