Follow by Email

mercoledì 18 settembre 2013

CARTOLINE PER L'ASSESSORE ALL'AMBIENTE CARMELA CASSETTA E PER I SUOI MENTORI DEL PARTITO DEMOCRATICO......

NELLA PRIMAVERA 2012 UN CARRO DI TESPI SI RIEMPì DI TANTI PROTAGONISTI  AI QUALI I CITTADINI DI SANTI COSMA E DAMIANO AFFIDARONO LA GESTIONE AMMINISTRATIVA DEL COMUNE: UN GRUPPO UDC (DI SIENA-IANNIELLO), UN SOLISTA PDL (VINCENZO PETRUCCELLI), UN MINIGRUPPO PD, ALLA CUI RAPPRESENTANTE IN GIUNTA GIà DAL DICEMBRE 2011 VENNE AFFIDATA LA DELEGA AI RIFIUTI SOLIDI URBANI (CARMELA CASSETTA)!
DA ALLORA I COSTI DEL SERVIZIO SONO AUMENTATI DI OLTRE IL 20%, MA LO SCEMPIO AL QUALE è SOTTTOPOSTO IL TERRITORIO è SOTTO GLI OCCHI DI TUTTI, NEL SILENZIO COMPLICE DEL PARTITO DEMOCRATICO LOCALE E TERRITORIALE!
E PENSARE CHE COSTORO SONO I SEDICENTI INTERPRETI DELL"ITALIA GIUSTA": MA, ALLORA, CI ASSALE UN DUBBIO: QUELLA INGIUSTA DA CHI è RAPPRESENTATA?




via Campetiello

via Campetiello

via Campetiello

via Campetiello

via Campetiello

via Campetiello

via Campetiello

via Campetiello

via Campetiello

via Campetiello

via Campetiello

via Campetiello

via Campetiello

via Campetiello

via Parma

via Parma

via Parma

via Parma


giovedì 12 settembre 2013

SANTI COSMA E DAMIANO: STANNO SALANDO CON IL FUOCO UN INTERO PAESE E CON INDIFFERENZA NE STANNO CALPESTANDO LE CENERI! OVVIAMENTE LA COLPA è SEMPRE DEGLI ALTRI E , GUARDANDO AL PASSATO, CERCANO DI GIUSTIFICARE SE STESSI E LE LORO SCELTE! MA NON AVEVANO CHIESTO IL CONSENSO AI CITTADINI PROFESSANDOSI “DIVERSI” DA CHI AVEVA AMMINISTRATO IN PRECEDENZA? INVECE DI DARE RISPOSTE AI PROBLEMI, HANNO CONDOTTO UN COMUNE NEL PRECIPIZIO, E IL BILANCIO 2013 NE è TESTIMONE FEDELE!





 
BENVENUTI A SANTI COSMA E DAMIANO: VIA PORTO GALEO

VIA GIULIANI

ZONA MERCATO GRUNUOVO

ZONA MERCATO GRUNUOVO. IN PRIMO PIANO L'IMMANCABILE TAVOLA DI ETHERNIT

VIA RUOSI




 
VIA PARCHETTO

Ancora una volta la risposta del solerte addetto stampa del Comune di Santi Cosma e Damiano non si è fatta attendere, riconducendo tutta la problematica sollevata dal consigliere Taddeo ad una logica dei ruoli che non riconosca il valore del rispetto delle regole!
La realtà è ben altra, in quanto il problema di fondo non è rappresentato dall’autovelox in se e per se, come il buon Vincenzo Petruccelli vorrebbe far credere, ma proprio dal “rispetto delle regole”, che deve valere per l’automobilista che infrange le regole del codice della strada, ma deve valere, prim’ancora,  per l’amministrazione che sanziona quelle infrazioni!
Il problema sollevato dal consigliere Taddeo era proprio questo: se era necessaria per posizionare i gabbiotti per l’autovelox l’autorizzazione dell’Ente provincia, proprietario della strada e se l’autorizzazione è arrivata al comune di Santi Cosma e Damiano il 15 maggio 2013 con determinate prescrizioni,  le multe elevate dall’8 marzo al 15 maggio 2013 erano legittime? E le prescrizioni indicate dall’ente Provincia sono state soddisfatte dal Nostro Comune? In assenza del rispetto di quanto indicato dalla Provincia, quale valore va dato alle multe elevate dopo il 15 maggio 2013?
Tutte domande più che legittime alle quali il tandem Di Siena-Petruccelli non ha risposto, anche perché ancorato ad una concezione del rispetto delle regole tutta particolare,  quella che  in precedenza e a più riprese ha sempre manifestato : il rispetto delle regole vale per gli altri, ma non per sé stessi! Quasi una clava da far roteare sul capo degli altri, preservando il proprio! E per giustificare se stessi sono ricorsi al concetto “ma l’aveva fatto anche Franco Taddeo”, anzi “lui aveva introdotto stabilmente l’utilizzo dell’autovelox come forma di finanziamento del bilancio comunale”! Ma il tandem Di Siena-Petruccelli non si era presentato all’elettorato come “persone diverse” nell’amministrare da Franco Taddeo e su questo avevano ottenuto la fiducia dei cittadini?
L’avventura, poi, nelle citazioni del bilancio ha dell’incredibile:
la voce di entrate relative alle sanzioni amministrative elevate dalla polizia municipale conta di un’entrata relativa alla riscossione dei ruoli coattivi (lo scorso anno si sono riscossi 13.000, quest’ anno in previsione diventano 88.000, con un aumento del 576%) e di un’entrata relativa alle sanzioni elevate nel 2013 (lo scorso anno sono stati riscossi 41.000 che quest’anno nelle previsioni sono diventati 150.000 con un aumento del 365%): queste sono le cifre che l’amministrazione deve spiegare, da una parte come potenziare le entrate derivanti dalla riscossione dei ruoli coattivi, dall’altra come raggiungere la cifra preventivata, cosa praticamente impossibile da raggiungere se fino al 31 luglio us su quel capitolo sono state riscosse  poco più di 32.500, come si legge nella determina 351 del 10.9.13 a firma del comandante dei vigili urbani!
Ma non sono state solo queste le omissioni: come mai sono stati iscritti a bilancio aumenti dell’imu dell’ordine del 35%, perché vengono ancora mantenuti in entrata i proventi legati alla stabilizzazione dei lavoratori socialmente utili trasferiti dalla regione Lazio,  come intendono realizzare i 264.000 derivati dalla vendita di immobili comunali, ma soprattutto quali spese intendono finanziare con essi!
Per non parlare della soluzione trovata per affrontare una situazione debitoria: è stato contratto un mutuo con la cassa depositi e prestiti di quasi trecentomila euro! Vengono pagati i debiti, facendo altri debiti! Complimenti! Ovviamente con  gli interessi (80.000 euro) a carico dei cittadini!
Un velo pietoso si stende  sulle voci di spesa, che hanno penalizzato tutti i servizi,  ma una piccola parentesi merita il costo per la gestione della raccolta rifiuti solidi urbani:  da 689224 nel 2011, a 799224 del 2012 a 840935 nel 2013, in due anni il costo è aumentato del 22,01%. Basta fare un giro per il comune per comprendere il completo fallimento della gestione “Cassetta” del settore!
Da una parte si assiste a spese certe e sottostimate, solo se si pensa alla mancata previsione di rimborsi di tributi non dovuti ai cittadini; dall’altra di amplificano entrate, di cui si ha la certezza non si concretizzeranno mai! E per fare tutto questo l’amministrazione di avvale della consulenza di un capo gabinetto del sindaco che in questi giorni è stato riconfermato, all’unanimità della giunta, fino ad agosto 2014, al modico costo di quasi trentamila euro, che ovviamente saranno a completo carico dei cittadini!
Ecco il precipizio in cui è stato portato il paese: per le cifre basta scorrere il bilancio 2013!

PS: QUESTE SONO LE CIFRE PER CHI INVOCAVA “LE CIFRE” IN RISPOSTA AL  TESTO DEL COMUNICATO STAMPA DEL 6.9.13 CHE PER CORRETTEZZA DI INFORMAZIONE RIPORTIAMO PER INTERO. PER LE RISPOSTE, INVECE, FORNITE DALL'ASSESSORE AL BILANCIO ANTONIO IANNIELLO RIMANDIAMO DIRETTAMENTE ALLA DELIBERA DEL CONSIGLIO COMUNALE N°18 DEL 28 AGOSTO 2013, IN QUANTO NON HANNO BISOGNO DI ALCUN COMMENTO!


Solo insinuazioni prive di fondamento e volte a destabilizzare la cittadinanza dall’osservanza delle regole, quelle presentate dal capo gruppo di minoranza di Santi Cosma e Damiano Franco Taddeo. Gli autovelox infatti sono regolari e dotati di tutte le prescritte autorizzazioni. Le postazioni installate a Santi Cosma e Damiano non sono delle postazioni fisse, ma soltanto dei contenitori in cui viene in alcune ore della giornata e, quindi, non in maniera fissa, posizionato l’autovelox stesso. Ciò conferma che, contrariamente a quando avveniva in passato, e cioè quando era Sindaco Franco Taddeo che, peraltro, è stato l’artefice dell’autovelox a Santi Cosma e Damiano presentandola tra le prime novità da lui introdotte all’indomani dell’elezione a Sindaco nel lontano 1998, oggi queste postazioni operano più da deterrente che con l’intento di far cassa considerato che prima la rilevazione veniva fatta dai vigili che non sempre erano posizionati in maniera totalmente visibile, mentre ora i cittadini sono a conoscenza del luogo in cui può essere disposta la rilevazione della velocità e prendere le dovute cautele. Colpisce che politici che si definiscono responsabili anziché invitare i cittadini all’osservanza delle regole, tenendo anche conto che tale rilevazione viene effettuata su strade che negli ultimi anni a causa degli eccessi di velocità hanno fatto registrare notevoli tragedie ed incidenti mortali dovute ad eccessi di velocità, si preoccupino di individuare eventuali errori formali (che in questo caso non esistono) diffondendo notizie false e tendenziose, come quella della cifra inserita in bilancio, che si ricorda è soltanto previsionale ed ammonta ad € 150.000,00 (e non 250.000,00), ossia di poco superiore a quella mediamente inserita nei bilanci degli ultimi quindici anni. Siamo comunque sereni, ha concluso il Sindaco Vincenzo Di Siena per eventuali indagini che dovessero derivare dall’esposto del Consigliere Taddeo e a disposizione delle Autorità competenti per fornire tutta la documentazione richiesta. Certamente colpisce che il Consigliere Taddeo abbia intrapreso la politica della Procura (forse perché non ha più argomentazioni di carattere politico da poter spendere?), quella stessa che fino a qualche anno fa, quando altri la usavano nei suoi confronti, non faceva che deplorare come contraria ad ogni logica della politica stessa! Anziché sprecare energie in questo modo farebbe bene ad essere più collaborativo, soprattutto nel suo ruolo di Consigliere Provinciale, ruolo che ricopre grazie anche ai voti di parte dell’attuale maggioranza, e che ultimamente non sempre sta esercitando nell’interesse della cittadinanza di Santi Cosma e Damiano!

Santi Cosma e Damiano, lì 6 settembre 2013

L’Addetto

venerdì 6 settembre 2013

VELENI E TERRITORIO: TUTTI SANNO, MA NESSUNO VUOLE TROVARLI!








Una frase ricorrente da
almeno quindici anni
indica nella discarica
di Borgo Montello il luogo
dove «entra» o «è entrato» di
tutto. L’ultima volta è stata
pronunciata dal sostituto
procuratore Giuseppe Miliano nella requisitoria del processo Ego Eco appena un
mese e mezzo fa. La prima
volta, invece, l’aveva detto
ormai diciassette anni fa il
collaboratore di giustizia
Carmine Schiavone, l’ex
boss dei casalesi, cugino del
più noto Francesco-Sandokan, che in queste settimane
in interviste rilasciate a Sky,
Il Fatto on line e Lazio Tv, sta
confermando quella «certa
idea della provincia di Latina» in base alla quale la
camorra con la sicura complicità di pezzi di politica e di
burocrazia interrava rifiuti
tossici un po’ ovunque, compresi i siti in coltivazione a
Borgo Montello. Ossia quelle parti della super discarica
da 50 ettari che oggi risultano chiuse ma dentro le quali
quasi certamente sono finiti
anche rifiuti speciali, oltre
che urbani, e non è solo
Carmine Schiavone a darne
contezza con le sue dichiarazioni ormai rese pubbliche
dalla televisione mentre la
DDA e la commissione parlamentare d’inchiesta si ostinano a tenerle secretate. In
realtà, che nella discarica autorizzata alla periferia nord
di Latina non ci sono solo
rifiuti solidi urbani è un dato
provato da documenti, relazioni e foto. Tutti, peraltro,
contenuti in fascicoli che oggi risultano «dispersi» dalla
Procura di Latina. Atti che
sarebbero andati perduti durante il trasferimento dalla
vecchia alla nuova sede, un
trasloco avvenuto più di dieci anni fa. Eppure tracce di
ciò che avveniva a Montello,
del traffico illecito di rifiuti e
dei controlli scarsissimi, esistono tuttora. Stanno (se non
sono andate perdute pure lì)
negli archivi del Settore Ambiente dell'Amministrazione
provinciale, l'ufficio da cui
necessariamente passavano
le relazioni sui controlli fatti
nella discarica, compresi
quelli del periodo della fine
degli anni 80 e inizio dei 90.
Sicuramente la Provincia di
Latina custodisce da qualche
parte la prova che un sito di
rifiuti speciali e industriali a
Montello è stato autorizzato
dalla Regione Lazio pur con
il parere negativo dell’ente di
via Costa. Si tratta dell’area
di stoccaggio chiamata
«2b». Alla fine degli anni 80
i gestori dell’epoca di quella
parte della discarica, ossia la
Guastella Impianti, chiesero
e ottennero dalla Regione
l’autorizzazione per un sito
di stoccaggio di rifiuti tossici
e nocivi. Fu quello il via
libera per far entrare «di tutto» a Montello con la scusa
che sarebbe stato solo un
deposito temporaneo, in attesa cioè di trovare una discarica vera e propria dove
portare gli stessi materiali
per lo smaltimento. In realtà
cinque anni più tardi, quando
nella gestione subentra la
Ecotecna, su quello stesso
sito viene presentata una domanda di trasformazione in
discarica. La Provincia si oppone. Ma la Regione, invece,
avalla sulla base dell’emer -
genza rifiuti allora in essere.
Era il 15 novembre del 1994
ed era già passato tanto tempo dall’unica verifica di ordine penale effettuata dagli organi giudiziari su quell’area.
Parte dei reati già accertati
sul sito ex 2b erano andati in
prescrizione e ciò consente
ad Ecotecna di iniziare a coltivare sul sarcofago dei rifiuti
tossici e nocivi una discarica
«normale» di materiale cosiddetto inorganico. Dunque
il sito di stoccaggio di rifiuti
tossici, il cui vero contenuto
nessuno ha mai controllato, è
diventato una discarica legale. Si può dire, con il senno
del poi e sulla base di quanto
sta emergendo adesso, che la
vera bomba ecologica ha
avuto il nulla osta dell’unico
organo istituzionale che aveva il compito di impedirlo: la
Regione Lazio. Il «sarcofago» della ex 2b non è stato
mai scoperchiato eppure la
sua coltivazione coincide
con gli anni di cui parla il
pentito Carmine Schiavone;
negli stessi anni erano aperti
i siti S1 ed S2; ciò nonostante
non è lì che l’Arpa ha indicato la presenza di metalli (fusti probabilmente) bensì nella vecchia S0 dove tuttora
sono in corso le ricerche. Le
modalità per niente usuali
con le quali è stata consentita
l’apertura di una discarica di
rifiuti tossici e la sua mancata bonifica non fanno che
suffragare ciò che dice il collaboratore Carmine Schiavone e ciò che hanno sempre
ipotizzato gli abitanti di
Montello e gli ambientalisti.
I quali non avevano dati né
prove per via della decisione
di secretare le dichiarazioni
del pentito. Oggi che lo scenario è cambiato e le informazioni sono a portata di
mano manca, in fondo, un
solo tassello: scavare dove
tutti sanno che esistono i
veleni veri.
DA LATINA OGGI DEL 4.9.13


C
armine Schiavone, il
boss del clan dei Casalesi che vent’anni fa decise di collaborare con la giustizia, torna a parlare della
questione dei rifiuti tossici interrati in provincia di Latina, e
lo fa stavolta attraverso i microfoni dell’emittente pontina
Lazio Tv. Cinque minuti di
dichiarazioni, nei quali si parla
soltanto dei rapporti che la camorra intratteneva sul territorio pontino. Ecco cosa ha detto
ieri Carmine Schiavone intervistato da Patrizia Polidori.
«A Latina avevamo i nostri
interessi già dagli anni ‘80,
perché nel Lazio eravamo già
presenti con la mafia di Pippo
Calò e con la camorra dei
Bardellino e dei Nuvoletta.
Poi entrammo direttamente
anche noi Schiavone. A Latina
gestivamo attività, come la
Scania dei fratelli Diana, e
avevamo i nostri capozona, il
primo fu un mio nipote, Zara,
poi morto in un incidente
d’auto. A Fondi avevamo i
Tripodo, con cui eravamo entrati in contatto dopo aver vendicato il padre don Mico Tripodo: fummo noi a uccidere
chi lo aveva ucciso. Questi
capozona avevano anche il nostro mandato per intrattenere
rapporti con i politici del territorio, e ne avevamo, perché
questo era il nostro modo di
agire. Quando decidemmo di
avviare attività nostre, comprammo dei terreni a Borgo
Montello e per sottrarci alla
legge Rognoni-La Torre sul
sequestro dei beni, intestammo tutto a un prestanome, mio
nipote Antonio Schiavone,
che non era parente di Sandokan, e affidammo la gestione
delle aziende a Michele Coppola, che mi pare si trovi ancora in zona. Volevamo produrre
vini doc, ma a ridosso delle
nostre aziende c’era una discarica e quello era il periodo in
cui si facevano soldi col traffico dei rifiuti tossici. Era la fine
degli anni ‘80. Se ne occupava
un uomo dei Bardellino, Salzillo detto Capacchione, che
convogliava a Borgo Montello
i rifiuti che le aziende chimiche ci affidavano per lo smaltimento. Ci pagavano molto
bene. Ora ho letto sui giornali
che a Latina hanno fatto degli
scavi per cercare quei rifiuti,
ma hanno scavato da un’altra
parte, non quella dove sotterravamo i bidoni, quelli sono
nei terreni delle nostre aziende, sempre a ridosso delle discariche, ma da un’altra parte.
Dopo aver raccontato tutto alla
Dda e alla Commissione parlamentare sulle ecomafie, feci
anche diversi sopralluoghi in
elicottero insieme a investigatori importanti, e indicai i luoghi esatti dove interravamo i
rifiuti chimici. I magistrati volevano che fossero scavati e
recuperati, ma la Dia non voleva che quei fusti saltassero
fuori. Ho fornito anche i documenti sulla provenienza dei
rifiuti, i nomi delle aziende e
perfino le targhe dei camion
che li trasportavano, ma non è
successo niente. E hanno secretato tutti i verbali con le mie
dichiarazioni rese alle Commissioni parlamentari. Vogliono che la gente muoia in
silenzio».

DA LATINA OGGI DEL 4.9.13

RIFIUTI INTERRATI: SOLLECITATO L'INTERVENTO DEL MINISTERO DELL'AMBIENTE








Nascondere rifiuti tossici sotto terra è uno
degli argomenti più
trattati in questi giorni, dopo
le dichiarazioni di Schiavone.
Da Minturno il referente del
comitato antinucleare del Garigliano, Massimo Penitenti,
ha sottoscritto, insieme ad altre associazioni tra cui Legambiente, una lettera inviata
al Ministro dell'Ambiente
Andrea Orlando, nella quale
si chiedono chiarimenti per un
presunto sversamento di rifiuti tossici sotto il manto
d’asfalto tra il km 160 e il km
160,400 dell'Appia, in territorio di Sessa Aurunca, ma ai
confini con il Lazio. Nella
lettera il Ministro viene informato che gli stessi ambientalisti chiesero precisazioni alle
autorità di polizia, che confermarono che c'erano in corso
delle indagini tra il 2011 e il
2012 e che erano stati effettuati carotaggi sul tratto interessato, ma che sull’intera vicenda vigeva il segreto istruttorio. «Per altri canali si legge
nella lettera- siamo venuti a
conoscenza che l’illecito era
stato rubricato come ‘disastro
ambientale’ e che due persone
erano indagate. Resta il fatto
che il Gip del tribunale di
Santa Maria Capua Vetere,
Caparco, nello scorso mese di
maggio, con provvedimento
cautelativo reale, pressoché
senza precedenti, poneva sotto sequestro l’area interessata,
sulla quale si dovrebbero effettuare ulteriori carotaggi da
estendere anche alle due rotonde.
Peraltro, trattandosi di sequestro cautelativo di un tratto di
strada statale, come disposto
dalla stessa autorità giudiziaria, si è dovuto affrontare, ad
opera della stessa ANAS, un
piano alternativo di viabilità
ove smistare il notevole flusso
di traffico, anche pesante, che
insiste sulla importante arteria
stradale. Da sottolineare che,
accanto all’area sequestrata,
vi sono campi a coltivazione
intensiva di ortaggi che arrivano direttamente sulle nostre
tavole». Massimo Penitenti,
dal canto suo, ha sottolineato
come il comitato antinucleare,
abbia partecipato alla manifestazione Appiapulita, promossa da Legambiente e appoggiata da altre 28 associazioni e gruppi, alla quale
hanno dato sostegno ufficiale
ben otto sindaci in rappresentanza dei rispettivi cittadini.
Previste altre iniziative tese ad
avere più informazioni possibili sul presunto inquinamento del terreno.

DA LATINA OGGI DEL 3.9.13

SCHIAVONE: VELENI, CAMORRA E P2, UNA BELLA MISCELA!!!!




Il suo zampino spunta nelle faccende più oscure degli ultimi
quarant’anni della storia d’Ita -
lia. Non poteva dunque mancare in
quella nerissima dei veleni delle
industrie del nord smaltiti nelle
viscere della Campania e chissà
dove altro ancora. Ecco allora che
anche nel traffico dei rifiuti tossici
esce fuori il nome di Licio Gelli, il
faccendiere, il giornalista, il finanziere ma soprattutto il maestro venerabile della loggia massonica
P2.
Di Gelli ne parla l’ex boss dei
Casalesi, Carmine Schiavone, in
una nuova intervista rilasciata, a
pochi giorni da quella trasmessa
di una lussuosa villa a Sperlonga, ma anche il complesso alberghiero Marina di Castellone a
Formia. Immobili sequestrati a
seguito dell’operazione
«Green» condotta dalla Dia sul
traffico dei rifiuti gestito dalla
camorra. Insomma una vecchia
conoscenza della provincia pontina, che con Licio Gelli, parola
di Schiavone, era «culo e camicia». Cose così, cose che non
fanno che intorpidire ancora di
più le trame di un affare che,
ancora parola di Schiavone, «vale più di quello delle droghe».
Miliardi entrati nelle tasche della camorra, di spregiudicati professionisti e faccendieri, ma anche di politici. Nell’intervista,
Schiavone aggiunge pure di aver
indicato in modo preciso tutti i
punti in cui sono stati interrati i
rifiuti tossici: «Le bonifiche però
non vengono fatte perché allo
Stato costerebbero troppo».
Dunque si fa finta di non sapere.
Fatto che richiama tanto alla storia dei fusti tossici interrati a
Borgo Montello. Storia di cui
Carmine Schiavone ha già raccontato in passato in qualità di
pentito tornando a parlarne nei
giorni scorsi nell’intervista rilasciata a Sky Tg. «Moriranno in
tanti», è stata la lugubre profezia
lanciata dell’ex boss a proposito
dei veleni arrivati anche in terra
pontina. Ad Aprilia, Pontinia,
ma anche nel vecchio invaso denominato S-0 della discarica di
Borgo Montello. I lavori di scavo sono stati ultimati nel 2012
senza dare alcun risultato. Secondo alcuni si è cercato nel
punto sbagliato e con mezzi inad eg u a t i .

DA LATINA OGGI DEL 1.9,.13

DAL 16 AGOSTO OPERATIVO IL SITO DI CASTELFORTE PER IL TRATTAMENTO DEI RIFIUTI SOLIDI URBANI: IL PRODOTTO FINALE COSì POTRà PRENDERE LA STRADA DI COLFELICE!!!!!!






Oltre a «Rida»,
nella provincia
di Latina è attivo, dal 16 agosto, anche l’impianto «Centro Servizi Ambientali» di Castelforte. La
struttura è autorizzata al trattamento di
rifiuti urbani ed assimilati per la produzione del combustibile da
rifiuto, il cosiddetto
Cdr. L’impianto ha ricevuto l’autorizzazio -
ne della Regione Lazio
l’8 agosto e dal 16 agosto è operativo per ricevere 200 tonnellate
giornaliere di frazione
secca proveniente dalla raccolta differenziata. L’entrata in funzione della struttura
ha permesso di deviare una buona parte dei
rifiuti che «Rida», sia
per la diffida della Regione che le dotazioni
strutturali, non può ricevere. Resta però il
fatto che la provincia
di Latina, nonostante
l’obbligo del trattamento fosse noto da
tempo, sia rimasta impreparata per lungo

tempo a tale cambiamento.

A DIFESA DI CANI MALTRATTATI: PROTAGONISTI I VOLONTARI DI SANTI COSMA E DAMIANO





E
ra legato ad una corda lunga neanche 50 centimetri e
vive in condizioni ai limiti
della sopravvivenza. Altri due invece erano stati abbandonati lungo il ciglio della strada e si trovavano in uno stato pietoso. Tre cani
nello stesso giorno nell’arco di
poche ore sono stati salvati dalla
sicura morte. L’intervento di salvataggio è stato portato a termine
con successo a seguito di una serie
di segnalazioni anonime pervenute al distaccamento di Formia -
Gaeta della Guardia Eco zoofila,
diretta Giuseppe Palmaccio, che
ha attivato la macchina di soccorso. La prima segnalazione riguardava un meticcio di taglia media
di sette anni, nei pressi di Marina
di . Il cane da tempo viveva in
condizioni disastrose all’interno
di un terreno privato. Il proprietario non si opposto all’i n t e r ve n t o
della squadra ed ha consegnato
l’animale senza alcuna protesta.
Sul posto sono intervenuti la
Guardia Ecozoofila con la collaborazione della polizia municipale di Minturno, in particolare degli
agenti Roberta Bisecco e Dora
Sannino. E con il supporto della
squadra dell'Aima onlus cive associazione internazionale mondo
animale, corpo internazionale vigilanza ecozoofila delegazione di
Latina, sezione Santi Cosma e
Damiano, composta da tre volontari : lucciola Alessandro Abate
Del Giudice e Pasquale D'Onofrio. Dopo le cure del caso il cane
sarà dato in adozione. Successivamente alla conclusione di tale interventi i ragazzi dell'Aima onlus
cive, si sono imbattuti nel ritrovamento di due cuccioli meticci in
condizioni di salute disastrose ,
abbandonati sul ciglio della strada. I volontari hanno contattato
l'ambulanza degli animali, i quali
hanno risposto prontamente e sono intervenuti con successo. «Il
processo di sensibilizzazione è
lungo è ha bisogno di attenzione
soprattutto dai vari comuni posizionati sul territorio - hanno dichiarato i volontari - a tutti i comuni e richiesta partecipazione e sostegno alle iniziative di cui Aima
onlus cive si fa portavoce come il
ridimensionamento del randagismo strettamente collegato alla
sterilizzazione, fenomeno da poter effettuare tramite apposite
strutture, cercando di andare a
costruire un protocollo d'intesa ,
mettendo in evidenza come servizi offerti da tali associazioni sono
utili al fine del ridimensionamento della spesa dei canili che i
diversi comuni sono tenuti a sostenere e per un maggior controllo
sul territorio. Per questo è importante tenere presente le varie associazioni oltre all'Aima onlus cive,
come anche l'Ada associazione
difesa animali». Per un maggiori
informazioni è possibile contattare le diverse sezioni come: l'Aima
onlus cive delegazione di Latina
sezione di Santi Cosma e Damiano al numero 0771/675441 e il
distaccamento Formia Gaeta dove
a capo si trova la guardia ecozoofila Giuseppe Palmaccio che può
essere contattata.

Da latina oggi del 2.9.13

CASTELFORTE. NUOVE POLEMICHE PER LE GRADUATORIE ATER






La graduatoria dell'Ater scatena la polemica tra opposizione e maggioranza del
Comune di Castelforte.
Ieri i due consiglieri di
minoranza, Paolo Ciorra e
Giancarlo Cardillo, del
Pd, hanno scritto al sindaco di Castelforte, Patrizia
Gaetano, alla quale hanno
inviato un'interrogazione
urgente, in merito all'identità degli assegnatari
degli alloggi dell'Ater. I
due esponenti del Pd, che
denunciano il fatto di aver
ricevuto risposta ad una
loro interrogazione dopo
due mesi, contestano la
mancata consegna dell'elenco dei facenti parte della graduatoria, per motivi
legati alla privacy. Ciorra
e Cardillo, infatti, sottolineano come i nomi degli
assegnatari siano comparsi sul nostro quotidiano e
sul portale del Comune.
«Anche altri aspetti non ci
appaiono chiari -hanno
continuato i due consiglieri comunali- e, pertanto, si chiede di convocare
al più presto una riunione
con la presenza anche di
rappresentanti dell'ATER
per evitare di essere costretti ad agire in sedi diverse. Con l’occasione si
ricorda l’impegno assunto
in consiglio di convocare
l’apposita commissione,
da noi richiesta da molto
tempo, sul problema rifiuti e relativo appalto che è
scaduto dall'aprile scorso.
A ciò va aggiunta anche la
richiesta di convocazione
della commissione competente per regolamentare
le procedure per autorizzazioni di manifestazioni
culturali, commerciali,
sociali, ecc. Restiamo in
attesa di una sollecita risposta, augurandoci di
non dover attendere altri
due mesi».

DA LATINA OGGI DEL 1.9.13

SANTI COSMA E DAMIANO: PER GLI AUTOVELOX L'AMMINISTRAZIONE SI DICE TRANQUILLA! NON DICONO, PERò, CHE LA CIFRA ISCRITTA AL BILANCIO 2013 RAPPRESENTA IL 265% IN PIù DI QUANTO HANNO INCASSATO IN MEDIA NEGLI ANNI PRECEDENTI PER LE MEDESIME INFRAZIONI!!!!!!









Gli automobilisti sorpresi a sfrecciare in questi ultimi mesi per le strade di Santi Cosma e Damiano tengono le dite ben incrociate. E il motivo è presto spiegato: la Prefettura di Latina ha aperto un fascicolo per verificare la legittimità delle multe elevate grazie all’utilizzo dei due autovelox installati sulle provinciali via Ausente e via Porto Galeo.
LA DENUNCIA - A sollevare il caso, giorni fa, è stato il consigliere di minoranza nonché consigliere provinciale Franco Taddeo, che in una missiva inviata alla Prefettura, ma anche alla Procura di Latina e alla Provincia di Latina, ha rilevato l’inosservanza da parte dell’amministrazione Di Siena di alcune prescrizioni riguardo il nullaosta all’occupazione del suolo stradale. Tra queste, in particolare, mancherebbe la comunicazione presso gli uffici di via Costa della data di inizio e la fine dei lavori, nonostante i due gabbiotti fossero già armati di speed check e, quindi, pronti al rilevamento. Una situazione che andrebbe avanti tutt’oggi.
Una tassa occulta, quella degli autovelox, voluta solo per fare cassa viste le difficoltà economiche del Comune”, ha denunciato Taddeo.
LE REAZIONI – Immediata invece la replica dall’amministrazione Di Siena che ha bollato le insinuazioni dell’opposizione come prive di ogni fondamento. “Gli autovelox – è spiegato in un comunicato diramato dal Comune di Santi Cosma e Damiano – sono regolari e dotati di tutte le prescritte autorizzazioni. Inoltre stiamo parlando di contenitori ben visibili in cui viene allocato soltanto in alcune ore della giornata l’autovelox stesso. L’intento non è di fare cassa, ma di incoraggiare gli automobilisti a guidare con prudenza su tratti che hanno fatto registrare notevoli tragedie ed incidenti mortali dovuti ad eccessi di velocità”.
QUESTIONI DI BILANCIO – Deterrente o meno, vale la pena ricordare che nel bilancio la squadra del sindaco Di Siena ha previsto un’entrata derivante da contravvenzioni rilevate mediante autovelox pari a 150mila euro, “ossia di poco superiori – si giustifica però l’amministrazione – a quella mediamente inserita nei bilanci degli ultimi quindici anni”.
Inutile dire che centinaia di automobilisti dal pedale facile sperano che passi la tesi dell’errore formale per vedersi invalidata la contravvenzione. Ma il sindaco Vincenzo Di Siena smorza l’entusiasmo: “Sono sereno per l’avvio di eventuali indagini. Siamo pronti a fornire alle Autorità competenti tutta la documentazione richiesta”.
DA H24 NOTIZIE DEL 6.9.13


domenica 1 settembre 2013

Schiavone: “Ho detto dove sono i rifiuti tossici, non bonificano perché costa troppo"








Otto giorni è il tempo del dolore e della meraviglia. Per questo facevamo passare una settimana fra un omicidio e l’altro”. Così Carmine Schiavone, ex boss dei casalesie collaboratore di giustizia dal 1993. Ma se lo scalpore per certe notizie ha vita breve, al contrario i danni ambientali dello sversamento di rifiuti tossici nelle cave dellaCampania hanno una durata lunghissima. Fino a quando non vengono rimossi. E qui casca l’asino. “Io certe cose, come i luoghi esatti dove è interrata l’immondizia più pericolosa, le ho dette nel 1997 durante le audizioni in commissione Ecomafie – racconta Schiavone – Sapete cosa mi dissero? Che era impossibile bonificare perchéservivano troppi soldiA distanza di quasi vent’anni, quelle parole oggi sono ancoracoperte dal segreto, mentre milioni di persone rischiano di ammalarsi gravemente. Secondo l’ex capoclan, nelle terre dell’agro di Caserta sarebbero finite anche “cassette di piombo con materiale nucleare”, arrivate dal nord Europa. “Andammo a fare un sopralluogo a Casale – ricorda – Siamo dovuti scappare via per il livello di radioattività.
Le parole di Carmine Schiavone – che accusa direttamente lo Stato sulle mancate bonifiche dei siti inquinati dai veleni di Gomorra – hanno solide basi, riscontrabili in tantissimi atti giudiziari. Buona parte degli elementi che confermano la sua ricostruzione del traffico illecito di rifiuti sono contenuti negli atti di un processo in corso in questi mesi, condotto dal pm della Dda di NapoliAlessandro Milita. Imputati sono alcuni esponenti del gruppo di Francesco Bidognetti, alias Cicciotto ‘e mezzanotte: nomi che ricorrono nella testimonianza di Schiavone, come Gaetano CerciCipriano Chianese. L’accusa è pesante, disastro ambientale.

Il complesso e difficile percorso della giustizia per cercare di scrivere una verità definitiva sui traffici 
di materiale contaminato – e forse radioattivo – dal nord al sud ha subito, negli anni, moltissimi ostacoli. La prima inchiesta della procura napoletana, conosciuta come “Adelphi”, non riuscì ad arrivare alle condanne degli imprenditori che avevano utilizzato i servizi del clan dei casalesi per smaltire illegalmente migliaia di tonnellate di scorie pericolose. La figura di Cipriano Chianese, avvocato oggi imputato nel processo per la contaminazione delle falde acquifere campane, è stata indicata – insieme a Gaetano Cerci e a Francesco Bidognetti – per la prima volta da Carmine Schiavone già nei suoi interrogatori del 1993.
Il Gip di Napoli Anita Polito, nell’ordinanza di custodia cautelare per l’indagine sul disastro ambientale conclusasi nei mesi scorsi, ricorda nei dettagli le date degli interrogatori del collaboratore di giustizia ex cassiere del clan: Schiavone venne ascoltato due volte nel 1993, due volte nel 1994 e poi nel 1996. Nel suo raccolto dell’epoca “il collaboratore riferiva in particolare, riassuntivamente, che verso la fine degli anni 80 — a partire dal 1988 — Chianese Cipriano (aderente ad un circolo culturale occultante una loggia massonica cui partecipava Cerci Gaetano), già operante per suo conto nello smaltimento dei rifiuti, ebbe ad avvicinarsi al gruppo diSandokan (il boss Francesco Schiavone, ndr) e Bidognetti Francesco, intessendo con loro rapporti di affari per le discariche. (…) Erano state rilasciate altresì alcune concessioni ottenute per la realizzazione di vasche ittiche, in realtà utilizzate per l’estrazione della sabbia, poi affidate a Cerci e riempite con rifiuti tossici”. E ancora: “Il Chianese procedette quindi a scaricare rifiuti nelle cave di sabbia che vanno dal Lago Patria fino a Mondragone (cave prodotte dal prelievo di sabbia destinate per le costruzioni del consorzio Con. Cav. per la superstrada Nola-Villa Literno)”. Tutte informazioni che, dunque, sono note da circa vent’anni. Tra il 1995 e il 1996 la Criminalpol di Roma – su delega della procura napoletana – ha ripreso i verbali delle dichiarazioni di Schiavone, effettuando una serie di sopralluoghi nella provincia di Caserta, per cercare di individuare con precisione i punti di interramento dei rifiuti tossici. Secondo il Gip di Napoli le dichiarazioni di Carmine Schiavone furono puntualmente riscontrate: “L’esito degli accertamenti disposti sul  terriccio prelevato da alcuni dei siti individuati, consentiva di acclarare l’effettività della destinazione a discarica dei luoghi medesimi”.
Le denunce del collaboratore di giustizia furono raccolte nel 1997 anche dalla Commissione bicamerale d’inchiesta sui rifiuti, presieduta all’epoca da Massimo Scalia. Secondo il suo racconto, Schiavone consegnò alla commissione appunti e documenti con l’indicazione delle società coinvolte, delle targhe dei mezzi usati e dei luoghi degli smaltimenti. La sua deposizione risulta ancora oggi secretata e non è possibile capire quanto realmente raccontò. Di certo quel mondo di trafficanti descritto fin dal 1993 non appare – se non per sommi capi – nelle relazioni finali approvate dal parlamento nel 2001. Oggi, vent’anni dopo, è giunto il momento di aprire quegli archivi.



DA IL FATTO QUOTIDIANO DEL 31.8.13